lunedì 16 aprile 2012

A tema (6) - Il pelo sullo stomaco dei produttori sul 'Titanic'

Sembra che a bordo del 'Titanic' ci fossero alcune persone legate all'industria cinematografica, ma la maggior parte non sopravvisse.
Dorothy Gibson, attrice teatrale, cinematografica, cantante e modella, si era imbarcata con la madre Pauline, in prima classe.
La notte del 14 aprile 1912, Dorothy e la madre, in quanto passeggere di prima classe, occuparono la prima scialuppa che venne calata in acqua, la numero 7, recuperata poi dalla nave 'Carpathia'.
Tornò a New York e, poche settimane dal suo salvataggio, lo studio 'Eclair Film Co.' sfruttò la sua storia facendole interpretare un film di dieci minuti intitolato ‘Salvata dal Titanic’; nel film la Gibson indossava lo stesso abito indossato durante il disastro.
Nel film la madre di Dorothy è l'eroina che aiuta a salvare molte persone ed è tra gli ultimi ad entrare in una barca.
Il film apparve nelle sale cinematografiche il 14 maggio del 1912, fu un successo. Altre info qui
Si riteneva scomparso, finchè non è stato ritrovato.

Barbara Grassi

7 commenti:

  1. Evidentemente se attirava tanti spettatori, c’era un perché, forse Saved from the Titanic placava il desiderio morboso e atavico dell’uomo di partecipare in qualche modo ad eventi catastrofici realmente accaduti? Forse…

    Si può ipotizzare che il film sul Titanic fosse inconsciamente visto come una sorta di rito catartico collettivo, come nel Teatro Greco, una metafora della vita: la spensieratezza, i divertimenti e subito dopo la morte che può arrivare quando meno te lo aspetti, la lotta per la sopravvivenza e la salvezza. Lo spettatore esorcizzava la propria paura guardandola in faccia.

    Oppure potrebbe essere una metafora dei mutamenti storico-sociali che stavano e sarebbero avvenuti: la morte che nel suo abbraccio democratico unisce ricchi, borghesi e poveri; il crollo della fede nel progresso e nella tecnologia, che nulla può dinnanzi all’errore umano e soprattutto alla forza della natura, nulla è indistruttibile e sicuro, fu folle pensarlo.

    L’unica certezza è che sul fondo dell’oceano non riposano solo i sogni e gli incubi di tutti noi, ma anche le povere vittime di un destino crudele.



    Le immagine del film sono contenute nel documentario Beyond Titanic del 1998:



    http://youtu.be/lcRG_3pyDcY



    http://youtu.be/4mjeiORao6w

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  2. La notte tra il 14 e 15 aprile del 1912 si consumò la tragedia dei 2.228 occupanti del transatlantico Titanic, non ci fu scampo per 1.535 di loro.

    Alle 23:40 (ora del Titanic) di domenica 14 ci fu la collisione con l’Iceberg, si creò una falla sulla fiancata destra della nave, che si spezzò in due parti ed affondò alle 2:20 del 15.

    Il primo film a ricostruire l’accaduto fu Saved from the Titanic del 1912, girato in meno di due settimane, uscì nelle sale un mese esatto dopo il naufragio; l’intento dei produttori era chiaro, cioè sfruttare a scopo pubblicitario la notizia ancora “calda”.

    Il film fu diretto dal francese Étienne Arnaud; Dorothy Gibson, superstite del Titanic, scrisse lo scenario e interpretò se stessa, Miss Dorothy; gli altri interpreti furono Alec B. Francis nella parte del patrigno di Dorothy; Julia Stuart in quelli della madre; John G. Adolfi in quelli di Jack, il fidanzato (fittizio) di Dorothy; William R. Dunn e Guy Oliver due amici di Jack; Isabel Lamon e Muriel Ostriche due amiche di Dorothy.

    Il finanziatore del film fu Jules Brulatour, figura di spicco del cinema statunitense, (amante segreto della Gibson) prodotto dalla Éclair Films America Company (succursale negli Stati Uniti della casa di produzione francese Societe Francaise des Films et Cinematographes Éclair) e distribuito dalla Motion Picture Distributors and Sales Company.

    La sua lunghezza originale era di 304,80 metri, 1 rullo, una durata di 10 minuti; uscì nelle sale cinematografiche di New York il 14 maggio del 1912, poi in tutti gli Stati Uniti, in Inghilterra col titolo di A Survivor of the Titanic il 25 luglio dello stesso anno, in Germania e Francia, ovunque ottenne un grande successo.

    Il film è considerato perduto, purtroppo l’unica copia esistente sembra sia andata bruciata il 17 marzo del 1914, durante l’incendio che distrusse gli studi dell’Éclair e i negativi ivi conservati.

    Le uniche immagini rimaste sono foto di scena, apparse sul Moving Picture News e sul Moving Picture World nel 1912, una mostra la famiglia con Doroty, l’altra la ragazza in piedi di fronte a una mappa del nord Atlantico che punta col dito la posizione del Titanic.

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  3. Nel film i genitori e il fidanzato di Dorothy, attendono con ansia il ritorno della ragazza, dopo aver sentito la notizia del disastro, temono che possa essere morta.

    Ma Dorothy ritorna incolume e dopo aver riabbracciato i suoi cari, narra gli eventi in un lungo flashback, ed è con l’ausilio dei cinegiornali che lo spettatore (ri)vive quei momenti insieme a lei.

    Il regista utilizzò le riprese del Titanic e dei sopravvissuti mentre giungevano al porto di New York a bordo della nave Carpathia; mentre per le scene all’interno della nave fu utilizzata l’Olympic, una delle due navi gemelle del Titanic.

    Nel tessuto narrativo del film i cinegiornali, insieme alla presenza di un sopravvissuto nei panni di narratore, erano fondamentali, dovevano fornire autenticità e credibilità alla vicenda è sempre per questo scopo, che fecero indossare alla Gibson gli stessi abiti di quella notte.

    Quando Dorothy conclude il suo lungo racconto per immagini, la madre prega il fidanzato della figlia di lasciare la marina, essendo una carriera troppo pericolosa.

    Ma Jack rifiuta il consiglio della futura suocera, deve fare il suo dovere e servire il suo paese.

    Le parole del ragazzo risvegliano il patriottismo nel patrigno di Dorothy, che comprende le ragioni di quella decisione e gli concede la mano della ragazza.

    Il film dipingeva la Gibson come un’eroina, una donna libera e moderna che viaggiava sola, (in realtà era accompagnata dalla madre) una donna altruista e sprezzante del pericolo che salvava delle vite ed era una degli ultimi ad entrare in una scialuppa di salvataggio, in realtà non fu così.

    William Th. Sloper, un giovane banchiere del Connecticut, dichiarò che la Gibson “era isterica e continuava a ripetere “Non salirò mai più sulla mia piccola automobile grigia e poi gridava.”

    La Gibson raccontò ai giornalisti di aver trascorso una piacevole serata giocando fino a tardi a bridge con William Thomson Sloper, membro di un’importante famiglia di New Britain e Frederic K. Seward che frequentava la stessa chiesa della Gibson.

    Dorothy raggiunse la madre in cabina alle 23:40 circa e sentì un rollio prolungato, anche se spaventata, decise di indagare, quando cominciò a camminare nei corridoi della nave, notò che il ponte era reclinato, poi ci fu un terribile scossone sul lato destro e si affrettò a raggiungere sua madre per metterla in salvo.

    Sloper raccontò che la Gibson voleva passeggiare sul ponte insieme a lui, così andò in cabina per indossare un cardigan di lana. Dopo l’impatto la donna si precipitò da lui e insieme si sporsero dal parapetto del ponte, per vedere cosa fosse accaduto, a malapena riuscirono a scorgere un’enorme sagoma bianca che spariva dietro la poppa.

    Scoppiò il panico, centinaia di persone non riuscirono a trovare posto nelle imbarcazioni di salvataggio, la Gibson racconta:“Non dimenticherò mai il grido terribile delle persone che avevano paura per i loro cari”. Ma Dorothy e sua madre non potevano sentire o vedere tutto ciò che succedeva nella nave, essendo passeggere di prima classe, salirono su una delle prime scialuppe calate in acqua, la numero 7, alle 00.40.

    Dorothy era in preda ad una crisi isterica, era certa che il Titanic sarebbe affondato e lei con lui; Sloper l’aiutò a salire nulla scialuppa vuota per metà e cercò anche di calmarla, mentre Seward aiutava la madre della ragazza a salire.

    La Gibsona raccontò che la scialuppa iniziò a imbarcare acqua, si cercò di tamponare la falla usando la lingerie delle signore e gli abiti degli uomini.

    Gli occupanti della scialuppa 7, furono salvati alle 6:15 del 15 aprile, (ore dalla Carpathia) i supersiti presi a bordo furono 706, arrivarono al molo 54 di New York la sera del 18 aprile.

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  4. Ma chi era Dorothy Gibson?

    Dorothy Winifred Brown era nata il 17 maggio del 1889, a tre anni il padre morì, la madre si risposò e la piccola Dorothy acquistando il cognome del patrigno Gibson. Due matrimoni falliti e una carriera costruita con tenacia.

    Cantante e ballerina in spettacoli teatrali e di vaudeville, una delle modelle preferite dal noto artista Harrison Fisher, tanto da essere chiamata “The Original Harrison Fisher Girl”; nel 1911 intraprese la carriera di attrice cinematografica, prima interpretando piccoli ruoli per l’Independent Moving Pictures e per la Lubin Company, poi in luglio per l’Éclair American che le propose un ruolo da protagonista nel film Hands Across the Sea in ’76, in breve tempo divenne una beniamina del pubblico.

    Il 17 marzo del 1912, dopo aver recitato in diversi film prodotti dalla Éclair, decise di partire insieme alla madre per una crociera in Europa ed Egitto.

    A Genova, dopo sei settimane di viaggio, fu contattata dall’Éclair che le chiedeva di tornare a New York per girare un nuovo film.

    Prenotarono il viaggio di ritorno in prima classe nella cabina E 22 sul transatlantico Titanic, salirono a bordo nella città di Cherbourg in Francia, la sera del 10 aprile.

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  5. La disavventura del naufragio cambiò la sua vita in male e in bene, pochi giorni dopo essere giunta a New York, fu convinta dal suo manager ad interpretare un film basato sul naufragio che Éclair stava preparando, anche se altre fonti dicono sia stato Jules Brulatour a convincerla, la rivista Billboard, ci informa che le riprese iniziarono prima che la Gibson accettasse, Brulatour mandò un rimorchiatore con a bordo un cineoperatore per filmare l'arrivo del Carpathia, il prezioso materiale “dal vivo” che avrebbe conferito veridicità al film.
    Le altre scene furono realizzate nello studio Éclair a Fort Lee, New Jersey e a bordo di una nave da trasporto abbandonata nel porto di New York.

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  6. Il materiale pubblicitario accreditava Dorothy nel ruolo di co-sceneggiatrice, altre volte di sceneggiatrice, ciò che è certo è che la “macchina pubblicitaria Americana” era imbattibile, attribuendo tale ruolo ad una superstite si dava al pubblico la garanzia che tutto quello che avrebbe visto era una riproduzione fedele della realtà. Anche se avessero pensato ad una realtà soggettiva, non avrebbero potuto mettere in dubbio che fosse pur sempre la verità.

    Il film non era altro che una versione molto romanzata dell’esperienza personale di Dorothy.

    Gli “avvoltoi” della pubblicità non risparmiarono nemmeno il presidente degli Stati Uniti, William Howard Taft, che ricevette una copia del film (nel naufragio era deceduto il suo aiutante ed amico Archibald Butt, dell’esistenza di questa copia non so molto di più)

    La Gibson inizialmente non voleva interpretare questo film, ma si lasciò convincere e motivò la sua decisione come “l’occasione di rendere omaggio a coloro che persero la vita in quella terribile notte”. Il rivivere quell’esperienza a così breve distanza di tempo fu fatale per i suoi nervi, durante le riprese fu colpita da svariate crisi di pianto, secondo testimoni“aveva praticamente perso la ragione”. Saved from Titanic è stato il suo ultimo film, si ritirò dal grande schermo nel maggio del 1912, in quel momento, lei e Mary Pickford, erano le attrici più pagate al mondo.

    Il film attirò un vasto pubblico e recensioni positive, anche se qualche critica sull’intenzione di commercializzare la tragedia ci fu.

    Il Moving Picture News definì "meravigliosi gli effetti speciali, l’illuminazione e scene realistiche; (due scene furono filmate in Kinemacolor, quando Dorothy riabbraccia i genitori e la scena finale che la vede promessa sposa di Jack) una riproduzione perfetta della vera storia del viaggio fatale, magnificamente realizzata”.

    The Mirror New York Dramatic, condannò il progetto definendolo "rivoltante".
    Ai primi di giugno uno spettatore scrisse al New York Times: “Scrivo a voi, per protestare contro le immagini che raffigurano il terribile disastro del Titanic, sono sicuro che molti saranno d'accordo con me…credo che sarebbe stato molto più saggio da parte del censore l’aver condannato questo film…”.

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  7. Evidentemente se attirava tanti spettatori, c’era un perché, forse Saved from the Titanic placava il desiderio morboso e atavico dell’uomo di partecipare in qualche modo ad eventi catastrofici realmente accaduti? Forse…

    Si può ipotizzare che il film sul Titanic fosse inconsciamente visto come una sorta di rito catartico collettivo, come nel Teatro Greco, una metafora della vita: la spensieratezza, i divertimenti e subito dopo la morte che può arrivare quando meno te lo aspetti, la lotta per la sopravvivenza e la salvezza. Lo spettatore esorcizzava la propria paura guardandola in faccia.

    Oppure potrebbe essere una metafora dei mutamenti storico-sociali che stavano e sarebbero avvenuti: la morte che nel suo abbraccio democratico unisce ricchi, borghesi e poveri; il crollo della fede nel progresso e nella tecnologia, che nulla può dinnanzi all’errore umano e soprattutto alla forza della natura, nulla è indistruttibile e sicuro, fu folle pensarlo.

    L’unica certezza è che sul fondo dell’oceano non riposano solo i sogni e gli incubi di tutti noi, ma anche le povere vittime di un destino crudele.



    Le immagine del film sono contenute nel documentario Beyond Titanic del 1998:



    http://youtu.be/lcRG_3pyDcY



    http://youtu.be/4mjeiORao6w

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